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Nella figura e nell’opera di Angelo Cenderelli si riassumono in forma esemplare non solo i caratteri del marionettista di stam­po ottocentesco, artista inconscio ma fidente del primato civi­le e morale affidato alla diffusione della cultura popolare, alla sensibilizzazione verso il gusto estetico ed alla educazione al teatro, ma anche le aspirazioni di un’epoca intenta a conserva­re tradizioni e usanze familiari ispirate alla creatività ed alla ricerca del prezioso.

Non va dimenticato che per tutto l’Ottocento il territorio ligure aveva visto agire molte formazioni di assoluto presti­gio. Particolarmente diffusi i teatri che presentavano questo genere di spettacolo: il Teatro di Campo Pisano, il Teatro del Forte in Portoria, il Teatro alle Vigne. Oltre ai personaggi con­sacrati alla storia, quali Luca Bixio, detto il Cincinina, allievo del Tanlongo, soprannominato Feugo, sono numerose le Compagnie che agiscono nella zona ed altrettanto numerose quelle itineranti che, provenienti da altre regioni, passano in Liguria. Mentre la notorietà della famiglia Aimino, per merito della “virtuosa” Clotilde, assurge ai massi­mi splendori, i legami di sangue e le sintonie artistiche danno vita a nuove casate di marionettisti; ad esempio la Compagnia Pallavici­ni nasce dalle nozze del giovane Raffaele con la figlia del suo antico datore di lavoro (l’Aimino, appunto), e mai sodali­zio dette vita ad un’attività artistica più ricca e complessa per professionalità e incidenza sul pubblico. Ne è diretta testimo­nianza la lunga attività della formazione marionettistica ed i successi conseguiti, ma, soprattutto, l’interessante personag­gio-maschera inventato dal Pallavicini, Baciccia, che riscuote particolare successo fra gli spettatori per le inevitabili caratte­ristiche ereditate dalla figura del servo della Commedia del­l’Arte, esaltate da una comicità sanguigna dal mugugno facile, che affonda le radici nel carattere del popolo ligure. È il trionfo dell’uomo qualunque, calato in situazioni diverse, sempre particolari quanto non facili a sostenersi, che com­menta, irride, protesta, ammiccando verso lo spettatore in attesa di essere sollecitato dalla presenza di questo attore-oggetto, dispensatore di buoni sentimenti e di pensieri su cui riflettere con sorriso bonario. Sia quel che sia, marinaio, oste, pastore, cuoco, astronomo, frate, minatore, principe, ciabatti­no, in guerra fra i briganti e fra i leoni come recita un sonetto a lui dedicato nel 1914, Baciccia assomma in sé l’umana espe­rienza intenta ad esprimersi nella vita di tutti i giorni, nel bene e nel male.

Ai successi di queste compagnie si aggiungono quelli di altre formazioni come il Pavero, il Ponti, i Colla, attivi dalla seconda metà dell’Ottocento sino ai primi anni del ventesimo secolo.

Che Angelo Cenderelli abbia subito il fascino del teatro delle marionette contem­poraneo è fuor di dubbio, poiché l’importanza e l’incidenza dello spettacolo marionettistico erano assolutamente particolari.

La passione nasce lentamente, dapprima come un divertimen­to privato, di fronte ad un pubblico formato da parenti ed amici con spettacoli dalla scadenza mensile, sino a quando, lentamente, l’attività assume un carattere semiprofessionale. Ciò che rimane assolutamente inalterato è lo spirito del novel­lo marionettista: attento e modesto artigiano. Le numerose sagome in cartone dipinto, nobile testimonianza di una tradi­zione pittorica pressoché scomparsa, rivelano la continua ricer­ca di marchingegni scenotecnici destinati ad arricchire la scenografia delle storie che gli attori di legno, limitati per dimensione e per inesperienza tecnica, vanno raccontando. Ai di là di mobili e mobiletti, c’è un dispiegarsi di piccoli oggetti, alcuni assolutamente piccoli, che rivelano la precisione e l’attenzione verso la rappresentazione ed il mondo fan­tastico in cui le marionette si accingono a prendere vita quali presenze assolutamente lontane.

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