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Nel teatro delle marionette sono confluiti gli elementi più tipicamente d’effetto del teatro classico e del melodramma. L’amore contrastato, l’eroe reietto e abbandonato, l’ingresso del protagonista ad azione avviata, i coprotagonisti che preparano l’arrivo del protagoni­sta, la caccia, il temporale, le nuvole in movimento, il mare in tempesta, il tramonto, il sorgere della luna, l’incendio, l’eru­zione, il naufragio, il rovinare di case ed edifici, il corteo, sono apparati in cui si manifestano il fasto delle compagnie e la complessità delle macchinerie di tradizione barocca.

Le musi­che di scena hanno spesso più trascrizioni: per piccolo organico del genere café chantant, per l’esecuzione dal vivo nei teatri di prestigio, per banda musicale da utilizzarsi nei piccoli centri privi di professori d’orchestra.

Una particolare importanza avevano i teatri stabili di marionet­te delle grandi città in considerazione del fatto che la stagione durava circa dieci mesi con spettacoli serali nei giorni della set­timana, ad eccezione del venerdì, considerato di riposo, e dop­pia recita nelle giornate di giovedì (le scuole facevano vacanza nel pomeriggio) e di domenica.

Durante l’anno si verificava particolare affluenza per le grandi festività, secondo un rituale che conside­rava lo spettacolo marionettistico un appuntamento tradizio­nale. Contrariamente a quanto si possa pensare, il teatro delle mario­nette non nasce rivolto ai bambini. Questa è stata l’unica forma teatrale in grado di soddisfare sia il pubblico adulto sia quel­lo infantile, per la specificità di essere contemporaneamente gioco e rito, realtà e magia, ma, soprattutto, per i continui rife­rimenti a quella che veniva ritenuta la cultura ufficiale. Non vi era evento artistico o mondano che non divenisse immediata­mente argomento per spettacoli di marionette. Particolarmen­te interessante il pubblico che affollava il teatro delle “teste di legno” sia per l’assidua e numerosa presenza degli adulti, netta­mente superiori ai bambini, sia per la festosa mescolanza dei ceti sociali che affollavano la platea, i palchetti, le gallerie e il loggione, sino a riempi­re i trecentocinquanta posti a sedere, poiché tale era la capien­za dei teatri per marionette. La struttura architettonica ripete­va quella dei teatri d’opera, con la stessa dovizia di velluti rossi, frange e stucchi dorati, con eleganti e sinuose appliques in stile floreale che si riflettevano nelle specchiere dei palchi con luci sempre più fievoli, mentre il piccolo gruppo di pro­fessori d’orchestra, a ridosso della ribalta, accordava gli stru­menti segnalando agli spettatori che lo spettacolo andava a cominciare.

Il sipario di tela, dipinto da illustri pittori sceno­grafi, gli stessi che operavano per il Regio di Torino, il Regio di Parma, il Carlo Felice di Genova, La Scala di Milano, stava per levarsi sul mondo degli attori di legno.

Va da sé che un tale fenomeno avesse un’influenza particolare sul pubblico, che lentamente andava comprendendo anche i bambini.

Alcuni storici affermano che questo mutar di desti­nazione dell’uditorio coincida con una lenta crisi dello spetta­colo marionettistico, intento a seguire una certa retorica bor­ghese che celebra letteraria­mente il fascino della marionetta, ma le consente unicamente di evocare ai più piccini un mondo di banalità. È possibile, piuttosto, credere che il consenso del pubblico non si limitas­se semplicemente al momento rituale dello spettacolo e al tea­tro come luogo deputato; il diffondersi dei teatrini giocattolo e di quelli più sofisticati da salotto, ricchi di numerosi perso­naggi, di mutazioni scenografiche, di mobili ed effetti scenici, unitamente ad una diffusa pubblicazione di commedie ed opere per marionette, sta più a confermare il desiderio entusiastico di rinnovare le emozioni vissute, assi­stendo allo spettacolo dei marionettisti professionisti.

II conte­sto sociale e culturale è ormai assai lontano da quello dei tea­trini dei palazzi aristocratici. A confermare i nuovi tempi, ecco apparire autori di fama che scrivono intere raccolte di com­medie, operette e farse per i teatri domestici, dando, inoltre, suggerimenti per costruire palcoscenici ed apparati tecnici che nulla hanno da invidiare alle compagnie professioniste.

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